Campo Giovanissimi 2012

La tua vita… un’avventura!  (un incontro che cambia la vita)

Sei un ragazzo tra i 14 e i 19 anni? Allora proprio non puoi mancare l’appuntamento con il Campo Estivo Giovanissimi della Diocesi di Pisa! Passeremo assieme una settimana dal 21 al 27 agosto 2012 a Langhirano (PR) in una bellissima casa immersa nel verde, per scoprire assieme cosa può rendere davvero speciale la nostra vita.

Il costo totale è di 165 Euro (con sconti per fratelli e tesserati AC) comprensivo di vitto, alloggio e quota assicurativa. Le iscrizioni terminano il 15 luglio e al momento dell’iscrizione va versata la caparra di 65 Euro!

Per informazioni ed iscrizioni contattare: Matteo: 3493250120, Pietro: 3289039542, Paolo: 3339238983 oppure scrivi a  acgiovanipisa_chiocciola_gmail_punto_comScarica: la Locandina e (oppure la locandina in bianco e nero) la Scheda d’Iscrizione.

 

Due Giorni Giovanissimi

Io dono, tu… dono!

A Castellina Marittima, il 10-11 Marzo 2012, l’ACG propone una due giorni per giovanissimi per incontrarsi e riflettere in modo divertente sul valore della persona umana e delle relazioni interpersonali.

Castellina Marittima, 10-11 Marzo 2012

L’ Azione Cattolica Giovani, propone a tutti i giovanissimi una due giorni divertente ed interessante dal titolo “Io dono, tu… dono!” nell’weekend del 10 e 11 Marzo che si svolgerà a Castellina Marittima nelle Colline Pisane. Un weekend per incontrarsi e riflettere ancora in modo divertente sul valore della Persona Umana e sulle relazioni interpersonali che danno valore alla vita. Il costo è di 30,00 euro comprensivo di vitto, alloggio e quota assicurativa. Le Iscrizioni terminano il 4 Marzo e saranno validate con il versamento di 10,00 euro. La partenza è fissata per il 10 marzo alle 14.45 al parcheggio di via Pietrasantina.

Per informazioni ed iscrizioni contattare: Marco: tel 320.9062693, Paolo: 333.9238983oppure acgiovanipisa_chiocciola_gmail_punto_com. Scarica: la Locandina e la Scheda d’Iscrizione.

Progetto FAMIGLIA & BENE COMUNE

Con l’inizio del nuovo anno pastorale,  il Settore adulti diocesano porta a conoscenza  il progetto di formazione rivolto a tutte le famiglie,  consapevoli che mai come in questo periodo la famiglia ha bisogno di essere aiutata nella sua crescita.
Il centro della famiglia sono i genitori uniti nel loro rapporto di amore fondato sul sacramento del matrimonio; questo grande dono va sorretto nella  quotidianità e nelle piccole e grandi prove della vita.
Per questo abbiamo pensato ad un percorso di crescita, di approfondimento e
di scambio di esperienze su alcuni temi come:
- La trasmissione della fede e dei valori;
- Il confronto nella diversità all’interno della coppia;
- Essere sposi del Signore;
- Mantenere la rotta nelle avversità.

 

Il materiale è già disponibile in segreteria, come sono disponibili alcune
coppie per supportare quelle comunità che ne fossero interessate.
Chi volesse può contattare: Marzio e Cristina Daddi (050-598327), Leonardo e Isabella Neri (050-870775), Lorenzo e Maggiorana Mastropietro (050-817143)
Sara Pasquali (0587 -724401).

 

Il Settore Adulti inoltre sta lavorando al Progetto sul bene comune, anche con un dibattito pubblico previsto per il mese di Novembre.
Sarà nostra premura avvertirvi con sollecitudine.

 

IL CORAGGIO DI EDUCARE

Appunti dalla relazione del prof. Giuseppe Savagnone del 20 gennaio

Emergenza educativa. Non possiamo scaricare sui giovani le colpe degli adulti.                    Le generazioni passate avevano dei contenuti da trasmettere, magari sbagliati, ma li avevano. C’è una crisi profonda di valori condivisi, p.es. nella scuola; oggi la scuola è un supermercato: il preside è un manager che gestisce la parte economica, i professori sono i commessi che assistono e consigliano  i clienti – gli studenti –    Stessa crisi nella famiglia e nella Chiesa, p.es. la cresima è diventata il sacramento del congedo.    Umberto Galimberti nel suo libro “L’ospite inatteso” dice che questo ospite è il nichilismo;  i valori si sono svuotati e sono delle velleità anche per chi li professa. Allora a che cosa educare? Analizziamo le coordinate per un percorso educativo.   Le coordinate dell’educare sono: educare alla cura dell’essere (la propria identità), educare alla cura dell’essere da (origine del proprio passato), educare alla cura dell’essere con (relazioni) e educare alla cura dell’essere per (la vera realizzazione)  educare alla cura dell’essere – (Educare = aiutare ad uscire fuori – immagine dell’ostetrica)                                                                          Oggi esiste una frammentazione dell’”io”! Secondo Nice l’io è una favola, non esiste è una maschera.   È come se osservassimo due dipinti di un volto uno fatto da Raffaello e uno fatto da Picasso.    L’io è una società per azioni a maggioranza variabile.    Quando si è molteplici e non uno (io) come si fa a scegliere (sindrome del buffet).     Però è anche vero che le identità rigide del passato erano delle costrizioni erano delle maschere imposte ai volti e questo poteva dar corso al dualismo (Dott. Jekyll e Mister Hyde).  Allora bisogna educare a scoprirsi ad accettarsi. Accettare la propria identità, restituirci al nostro vero essere, accettarsi per quello che siamo.   E’ una visione della molteplicità nella sua negatività e positività.    Educare alla cura dell’essere da – la cura dell’origine. (P.es. i cognomi Digennaro, Dipasquale ecc. ci dicono che l’origine prima era fondamentale), oggi invece si rifiuta l’autorità e con essa l’immagine del padre, del maestro, dell’educatore.   Il potere è diverso dall’autorità, Il potere agisce e basta, l’autorità chiede di essere riconosciuta, necessita dell’obbedienza, l’autorità fa nascere, genera e conseguentemente acquista l’autorità di far crescere.      Senza le regole ci sarebbe la violenza. L’autorità si oppone alle derive violente per far crescere.     Quando l’autorità è esercitata come potere sbaglia.     L’autorità ascolta entra in dialogo poi decide, magari cambiando anche il parere.     Bisogna educare a percepire la figura del padre, del maestro, dell’educatore, come colui che ti deve guidare. Oggi queste figure sono sostituite da coloro che ci dicono per es. come vestirci attraverso la pubblicità, (siamo liberi di avere tutti lo stesso tipo scarpe, di jeans, lo stesso modo di parlare).                 Educare alla cura dell’essere con – Veramente l’individualismo genera la libertà? (mi faccio i fatti miei)(parabola dello studente di medicina …….). Bisogna educare a comprendere che i fatti non sono di uno solo, ma anche di coloro con cui si entra in relazione. Nessuno può farsi solamente i fatti propri, i fatti di ciascuno sono anche i fatti degli altri. Quante persone sono state rovinate da educatori che si facevano i fatti propri !!    Educare alla cura dell’essere per- La società prevede che non ci siano più grandi ideali (per es. la patria per cui lottare e magari andare a morire). Oggi il massimo di ideale è quello di realizzare se stesso ( mi voglio realizzare !!!). E’ vero che l’autorealizzazione è importante, ma se non corrisponde alla realtà oggettiva (la medicina è stata ideata per far realizzare i medici o per curare ? – Professori bravissimi che fanno lezioni importanti, ma che nessuno capisce !). La realizzazione deve essere una conseguenza del  realizzare i fini del lavoro. E’ Il concetto di vocazione che abbiamo scambiato con qualcosa per realizzarsi.       Educare significa allora far capire queste cose, sapersi domandare cosa posso fare per rendermi utile agli altri.     Educare a che cosa? Educare a una vita buona, a orientare la propria vita emotiva verso il giusto mezzo (l’ira può essere buona).         Emerge quindi un quadro che può anche essere positivo, la molteplicità, la capacità di realizzarsi, l’autonomia al casato, possono diventare positive se c’è un equilibrio interiore.        Non dobbiamo rassegnarci ad essere vittime del nichilismo.           Senza la Verità ognuno ha la sua verità;  nessuno può essere confutato se manca un terreno oggettivo, non c’è più discussione da fare.(Io non mi sto sbagliando, solamente tu hai una verità diversa dalla mia. Don Camillo e Beppone sono agli antipodi, ma hanno valori comuni e ognuno vuol dimostrare che la sua verità  più si avvicina alla Verità).